I rebus e l’arte. Dal 500 all’arte contemporanea

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Il rebus, che già aveva colpito molti artisti del passato (Leonardo, Dosso Dossi. Lorenzo lotto) non è raro che si trovi anche nell’arte contemporanea. Il rebus ha origini antichissime e possiamo andare indietro di cinque secoli per scoprirne i primi esempi. Due artisti dell’arte contemporanea si sono avvicinati ai rebus.

Si tratta di Renato Mambor che nel 1964 prende spunto dai rebus della Settimana Enigmistica. Le curatrici del volume “Ah, che rebus! Cinque secoli di enigmi fra arte e gioco in Italia” Antonella Sbrilli e Ada De Pirro ricordano quanto segue su Renato Mambor: “si avvicina ai rebus pubblicati sulla Settimana Enigmistica. Il segno che in essi delimita le cose appare all’artista carico di un’oggettività tanto cercata, quasi ‘un equivalente del nome’ delle cose stesse. Egli ritaglia dalle riviste i riquadri, li fotografa ingrandendo alcuni dettagli, allestisce dittici con le foto dei rebus che più lo colpiscono per un misto di familiarità e straniamento.

Le singole vignette originali sono oggetto di uno studio divertito, come se Mambor mettesse le mani su un album dell’infanzia. Interviene colorando pareti di stanze, cancellando volti, grafemi e intere parti di paesaggio, con l’effetto di isolare le figure nei loro contorni, che poi preleva, ingrandite, per i suoi quadri”. Al pittore non interessa il rebus come gioco enigmistico, basato sulla doppia lettura da cui scaturisce una frase risolutiva. “Ciò che lo ispira – rilevano Sbrilli e De Pirro – è l’immagine pura, lineare, denotativa, in cui il disegno rappresenta nomi e azioni che costituiscono per lui un vocabolario iconico, da riutilizzare con leggere varianti”.

Tano Festa, un altro artista romano crea opere basate sui rebus con una serie di smalti su tela emulsionata intitolata, appunto, Rebus.

Nel passato più recente abbiamo scovato altri artisti che hanno utilizzato la doppia lettura figurativa dei rebus. Infatti in occasione del fuori salone di Milano (17/22 aprile 2012) sono state esposte molte opere all’interno della “white box” e due tra queste erano veri e proprio rebus. “Opera mediocre” di Davide Paonessa e “Estasiarsi ammirando capolavori d’arte” di Cecilia Lombardi.

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