Come si crea un palindromo: la tecnica per fare le frasi

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Se siete curiosi di sapere come si crea un palindromo, o meglio una frase palindroma ecco un po’ di suggerimenti e consigli. Per farlo ci siamo rivolti a Gabriele de Simon ovvero colui che ha inventato il palindromo più lungo del mondo. Lo abbiamo intervistato e gli abbiamo posto alcune domande che vi aiuteranno a capire come si inventa una frase palindroma.

Gabriele come nasce un palindromo?


Solitamente un palindromo nasce dall’osservazione delle parole, più che dall’ascolto dei suoni. Questo perché, almeno nella lingua italiana, non c’è una corrispondenza biunivoca tra grafemi (simboli) e fonemi (suoni): ad un grafema possono corrispondere più fonemi (si pensi ad esempio alla lettera “c” che può essere “dolce” o “dura” a seconda della vocale che precede).

Nell’inversione palindromica un suono può cambiare: per chi inizia è preferibile pertanto prediligere l’osservazione di una parola all’ascolto della sua pronuncia.

Ma è il palindromo che “ti viene a trovare” o sei tu che lo cerchi?


Solitamente è il palindromo che ti viene a cercare. È chiaro però che bisogna saper cogliere ed utilizzare in modo non ortodosso le informazioni “ermetiche” che una lingua può nascondere. Tipico il caso di un’insegna letta da un angolazione errata (i treni-> inerti) o l’osservazione delle lettere scribacchiate con le dita su un vetro offuscato. Naturalmente il discorso cambia quando si tratta di comporre frasi più lunghe, dove le circostanze fortuite non bastano più e serve un po’ di esercizio.
In definitiva i palindromi brevi ti trovano. Quelli più lunghi vanno cercati.

Qual è la tecnica per creare un palindromo?


Per creare un palindromo è necessario avere in mano una parola palindromizzabile, come ad esempio una parola che sia di per se un antipodo palindromo (una sorta di palindromo “non perfetto”, in cui è necessario spostare una lettera dall’inizio alla fine, o viceversa, prima di leggere al contrario; per esempio le parole “ananas”, “gatta”, “manina”) o un antipodo bifronte (simile all’antipodo palindromo, salvo il fatto che al contrario il significato cambia: “pane”->”pena”).
Il passo successivo è quello di provare ad “allargare” la parola, accostandovi delle nuove lettere da una parte e dall’altra ed osservando i risultati. È anche possibile “aggiungere” delle lettere solo alla fine o solo all’inizio della parola.
Questi due diversi modi di procedere, “allargare” e “aggiungere”, sviluppano tecniche diverse. Ritengo che la tecnica dell’ “aggiungere”, sia maggiormente indicata per palindromi brevi.

Puoi dare qualche suggerimento a chi vuole iniziare a creare dei palindromi?


Per quanto detto, a chi vuol provare a creare palindromi suggerisco di cominciare ad osservare le simmetrie nelle parole ed utilizzare i “tempi morti” (come il tempo di attesa ad un semaforo) per leggere al contrario (per esempio le insegne pubblicitarie).
Un utile esercizio è provare a invertire le parole a mente. Poi suggerirei di provare ad accostare più parole palindrome per ottenere palindromi più lunghi o meglio aggiungere piccole sillabe a parole “quasi palindrome”.

Come hai fatto a creare il palindromo più lungo del mondo? Da dove si parte?


Per creare il “Vangelo palindromo” ho approfittato del fatto che un giorno una piccola frase mi si ingrandiva molto bene. Così ho pensato che si poteva provare ad andare oltre quanto era finora stato fatto in tema di palindromi lunghi. Sebbene abbia riempito risme di carta, devo dire che ho concepito buona parte delle frasi che compongono il racconto visualizzandole nella mia testa mentre camminavo o mentre guidavo. La difficoltà maggiore è stata quella di cercare di far mantenere un senso al palindromo: infatti quanto più un palindromo è lungo, tanto più è facile che perda ogni logica. Ci sono poi alcuni tecniche particolari che ho sviluppato nel tempo, che mi hanno consentito di proseguire il racconto senza usare troppi virtuosismi o parole desuete. Va detto infatti che il numero di frasi reversibili che si possono comporre, sebbene grande (ma non enorme) è pur sempre finito. Si capisce allora come possa accadere che una stessa breve frase bifronte venga prodotta da individui diversi in tempi e luoghi diversi. In questo caso un palindromo viene a trovare più autori. Affascinante!

Grazie mille Gabriele per aver condiviso con noi e con i nostri lettori alcuni tuoi “segreti”

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