Parole italiane con significato giuridico su un foglio accanto a libri e documenti, tra cui attore, possesso, indebito e alienazione.

Ci sono parole che usiamo tutti i giorni senza avere alcun dubbio sul loro significato. Eppure, basta incontrarle all’interno di una sentenza, di un contratto o di un documento legale per scoprire che possono assumere un significato molto più preciso, e talvolta decisamente diverso, da quello a cui siamo abituati.

È una delle caratteristiche più curiose del linguaggio giuridico: molte delle sue parole non appartengono esclusivamente al mondo del diritto. Sono termini comuni che, in determinati contesti, acquistano un significato tecnico.

È un meccanismo che, per certi versi, ricorda quello dell’enigmistica. Una parola può essere conosciuta benissimo, ma è il contesto a dirci quale significato dobbiamo attribuirle. Sul nostro sito ci occupiamo spesso proprio di questo aspetto della lingua, anche attraverso le parole bisenso e il loro utilizzo nei giochi enigmistici, che mostrano come una stessa parola possa assumere significati differenti a seconda del contesto.

Vediamo allora alcune parole che, quando entrano nel linguaggio giuridico, possono riservare qualche sorpresa.

1. Convenuto

Nel linguaggio comune, convenuto è il participio passato di convenire e può significare, per esempio, qualcosa che è stato concordato: il prezzo convenuto, l’appuntamento convenuto.

Nel processo civile, invece, il convenuto è il soggetto contro il quale l’attore propone la domanda giudiziale. È quindi la parte chiamata a difendersi davanti al giudice.

È interessante notare come una parola che nella lingua quotidiana può sembrare legata soprattutto a un accordo, nel processo diventi invece il nome di una delle parti contrapposte.

2. Possesso

Questa è una delle parole che possono generare più facilmente confusione.

Nel linguaggio comune, possedere qualcosa significa sostanzialmente averla, disporne o esserne proprietari.

Nel diritto, invece, possesso e proprietà non sono la stessa cosa.

Il possesso indica un potere di fatto esercitato su una cosa, che si manifesta attraverso comportamenti corrispondenti all’esercizio di un diritto, indipendentemente dal fatto che chi possiede sia effettivamente il proprietario.

È quindi possibile, in determinate situazioni, essere possessori senza essere proprietari.

Questa distinzione è tutt’altro che puramente teorica: il possesso produce infatti specifici effetti giuridici ed è tutelato dall’ordinamento attraverso apposite azioni.

3. Ovvero

Questa è forse una delle parole più insidiose.

Nella lingua corrente, ovvero viene spesso utilizzato con il significato di “oppure”.

Ma la parola può avere anche un valore esplicativo, equivalente a “cioè”, e proprio questa duplicità può creare problemi quando compare in testi normativi o giuridici, dove una scelta apparentemente semplice può diventare rilevante per l’interpretazione di una disposizione.

È un ottimo esempio di come una parola perfettamente normale possa diventare problematica quando il testo nel quale compare richiede la massima precisione interpretativa.

4. Attore

Se sentiamo parlare di un attore, pensiamo immediatamente a una persona che recita in un film, in una serie televisiva o a teatro.

Nel linguaggio giuridico, però, la parola assume un significato completamente diverso. L’attore è chi, promuovendo un’azione privata, agisce in giudizio.

La parola, quindi, non ha nulla a che vedere con il cinema: nel processo civile indica semplicemente il soggetto che prende l’iniziativa e propone una domanda giudiziale nei confronti di un’altra parte.

Ed ecco che diventa più chiara anche la coppia con la parola vista poco prima: l’altra parte del processo viene infatti chiamata convenuto.

5. Dispositivo

Quando sentiamo la parola dispositivo, oggi pensiamo quasi automaticamente a uno smartphone, a un computer, a un tablet o a qualsiasi apparecchio elettronico.

Nel linguaggio giuridico, però, il dispositivo di una sentenza è un’altra cosa.

È, in sostanza, la parte del provvedimento nella quale viene espressa la decisione del giudice: ciò che il giudice dispone concretamente.

Una stessa parola, dunque, può portarci immediatamente alla tecnologia oppure, in un tribunale, alla decisione contenuta in una sentenza.

6. Indebito

Indebito è una parola particolarmente interessante perché il suo significato generale è quello di qualcosa che non è dovuto o non è spettante, ma le diverse espressioni nelle quali compare possono assumere sfumature differenti.

Si può parlare, per esempio, di pagamento indebito, quando viene effettuato un pagamento che non era dovuto; di vantaggio indebito, quando qualcuno ottiene un beneficio senza averne titolo; oppure di uso indebito, quando qualcosa viene utilizzato senza averne l’autorizzazione.

Un significato particolarmente concreto assume il termine in ambito previdenziale: si parla di indebito INPS quando vengono contestate somme già percepite che l’ente ritiene non spettanti e di cui può chiedere la restituzione.

7. Vizio

Nel linguaggio comune, un vizio è soprattutto una cattiva abitudine: fumare può essere considerato un vizio, così come lo possono essere altre abitudini difficili da abbandonare.

La parola può però indicare anche un difetto o un’imperfezione.

Nel diritto assume ulteriori significati tecnici. Si può parlare, per esempio, di vizio di un contratto, di vizio della volontà, di vizio della sentenza o di vizio dell’atto amministrativo.

In questi casi il termine indica un difetto o un’irregolarità che può avere rilevanza giuridica e produrre determinate conseguenze.

Insomma, quando un avvocato parla di un vizio, non sta necessariamente parlando di una cattiva abitudine.

8. Confusione

Anche questa parola sembra difficilmente equivocabile: confusione è disordine, mancanza di chiarezza, mescolanza di elementi.

Nel diritto civile, però, confusione è anche il nome di uno specifico fenomeno giuridico.

Si verifica, in particolare, quando nella stessa persona vengono a riunirsi le qualità di creditore e debitore dello stesso rapporto. In determinate condizioni, questa riunione produce l’estinzione del rapporto obbligatorio.

La parola rimane dunque la stessa, ma il suo significato giuridico è molto più preciso di quello che attribuiamo normalmente al termine.

9. Alienazione

Qui il salto è ancora più evidente.

Nel linguaggio comune, alienazione può indicare uno stato di estraniazione, di allontanamento o, in determinate espressioni, una condizione di grave alterazione delle facoltà psichiche.

Nel diritto, invece, alienazione indica principalmente l’atto con cui una persona trasferisce ad altri la proprietà di un bene o un diritto sul proprio patrimonio, per esempio attraverso una vendita o una donazione.

Perciò, quando in un documento giuridico si parla di alienazione di un bene, non si sta parlando dello stato psicologico di qualcuno: si sta parlando del trasferimento del bene o del relativo diritto.

10. Titolo

E arriviamo a una delle parole più ambivalenti dell’elenco.

Nel linguaggio comune, titolo può essere il nome di un libro, di un film o di un articolo; può indicare un titolo di studio, un riconoscimento sportivo oppure un titolo finanziario.

Nel diritto, invece, titolo può indicare l’atto, il fatto giuridico o più in generale la ragione giustificativa sulla quale si fonda un diritto.

Si parla, per esempio, di titolo d’acquisto per indicare l’atto o il fatto giuridico che giustifica l’acquisto di un diritto. Si parla inoltre di titolo a seconda del modo in cui un diritto viene acquistato, come nel caso dell’acquisto a titolo originario o derivativo.

Ecco quindi un’altra parola che, fuori da un contesto giuridico, ci porta immediatamente verso un significato completamente diverso.

Le parole non cambiano: cambia il contesto

Gli esempi visti mostrano una cosa interessante: spesso non è la parola in sé a essere difficile. Attore continua a essere attore, titolo continua a essere titolo e possesso continua a essere possesso. È il contesto nel quale vengono utilizzati a determinare quale significato dobbiamo attribuire loro.

Questo fenomeno non riguarda soltanto il diritto. La lingua italiana è piena di parole che assumono significati differenti a seconda della frase, dell’ambito o dell’espressione nella quale vengono utilizzate. È proprio questo uno degli aspetti che rende così affascinanti le parole bisenso nell’enigmistica: davanti a una definizione, il significato apparentemente più ovvio non è necessariamente quello giusto.

E a volte può accadere persino che una parola richiami un concetto opposto a quello che ci aspetteremmo: un altro interessante esempio del rapporto tra parole e significati che abbiamo analizzato nell’articolo dedicato alle parole italiane dal significato contrario. Capire il significato delle parole, insomma, significa anche imparare a guardare ciò che le circonda. Perché molto spesso è proprio il contesto a dirci che cosa stiamo davvero leggendo.