Tra le tante dichiarazioni rilasciate da Cristian Chivu dopo una stagione intensa, ce n’è una che merita di essere ricordata non per il contenuto calcistico, ma per una scelta linguistica decisamente insolita. L’allenatore romeno, parlando del tempo dedicato al lavoro e dei sacrifici personali compiuti negli ultimi mesi, ha infatti dichiarato:

«Dovrò sforzarmi perché ho negletto un po’ quelli che erano i miei obblighi per quanto riguarda fare il marito, fare il padre.»

Una frase che probabilmente molti ascoltatori hanno lasciato scorrere senza soffermarsi troppo sul significato di quel verbo. Eppure “negletto” è una parola tutt’altro che comune, soprattutto nel linguaggio del calcio. Quindi per quel che mi riguarda quest’anno Chivu non ha realizzato un double ma un treble (o se preferite un triplete, termine caro agli interisti). Sì perché l’allenatore dell‘Inter Chivu non ha portato solo due coppe nella stagione 2025/2026 ma ha anche portato una cultura nuova; quella del rispetto, dei toni pacati e dell’ambizione di innalzare il livello del dibattito in un ambiente spesso dominato dall’ignoranza e dalla volgarità.

Nel video qui sotto è possibile ascoltare direttamente il passaggio in cui Chivu utilizza questa espressione. La frase compare intorno al minuto 2:59 dell’intervista.

Cosa significa negletto?

“Negletto” significa generalmente trascurato, lasciato senza la dovuta cura o attenzione. È una parola che appartiene a un registro linguistico elevato e che si incontra più facilmente nella saggistica, nella letteratura o negli articoli di approfondimento che non nelle conferenze stampa sportive.

Si può parlare di un giardino negletto, di un autore negletto dalla critica o di un argomento negletto dagli studiosi. In tutti questi casi il termine indica qualcosa che avrebbe meritato maggiore considerazione ma che, per varie ragioni, è stato messo da parte.

L’origine della parola è ancora più interessante. Deriva dal latino neglectus, participio di negligere, verbo da cui provengono anche parole come “negligenza” e “neghittoso” (è bellissimo neghittoso, non vi pare? neghittoso = indica una persona pigra, indolente o negligente che trascura i propri doveri). Alla base non c’è soltanto l’idea del trascurare, ma anche quella del non accogliere pienamente una responsabilità, un dovere o un valore che avrebbe meritato attenzione.

Perché la frase di Chivu colpisce

Nel linguaggio sportivo si ascoltano spesso espressioni standardizzate. Le interviste sono piene di formule ricorrenti e raramente emergono vocaboli appartenenti a un registro più ricercato.

Per questo motivo l’uso di “negletto” da parte dell’allenatore dell’Inter Chivu appare insolito, soprattutto considerando che l’italiano non è la sua lingua madre. Molti italiani non utilizzano mai questa parola nel corso della loro vita quotidiana, mentre lui l’ha scelta spontaneamente per descrivere una situazione personale.

Non si tratta di sfoggiare erudizione. Al contrario, il termine sembra essere stato scelto perché esprime una sfumatura molto precisa. Chivu non dice semplicemente di aver dimenticato qualcosa o di aver commesso una distrazione. Sta riconoscendo di aver dedicato tutte le proprie energie al lavoro, lasciando inevitabilmente in secondo piano alcuni doveri familiari.

Una parola più profonda di quanto sembri

La ricchezza di “negletto” sta proprio nelle sue sfumature. Dire “ho trascurato i miei obblighi” avrebbe comunicato il concetto generale. Dire “ho negletto i miei obblighi” aggiunge però una nota di consapevolezza e di responsabilità.

La parola richiama infatti l’idea di qualcosa che avrebbe dovuto essere accolto e valorizzato, ma che è stato temporaneamente accantonato. Nel contesto della frase pronunciata da Chivu, il riferimento al ruolo di marito e di padre rende questa sfumatura particolarmente efficace.

Per questo motivo il suo utilizzo appare meno strano di quanto possa sembrare a una prima lettura. È una scelta linguistica inconsueta, certamente, ma coerente con il significato profondo del termine.

Chivu e l’italiano: una storia lunga molti anni

Cristian Chivu vive in Italia da oltre vent’anni. Prima da calciatore, poi da allenatore, ha costruito un rapporto stretto con il nostro Paese e con la sua lingua.

Nel corso del tempo ha sempre mostrato una notevole padronanza dell’italiano, ma l’episodio di “negletto” rappresenta qualcosa di più interessante. Dimostra infatti la volontà di utilizzare il linguaggio con precisione, cercando parole capaci di trasmettere sfumature specifiche anziché limitarsi alle formule più comuni.

È un dettaglio che probabilmente passerà inosservato alla maggior parte dei tifosi. Eppure merita di essere sottolineato. In un’epoca in cui il vocabolario tende spesso ad appiattirsi e le dichiarazioni pubbliche diventano sempre più prevedibili, sentire un allenatore usare una parola come “negletto” è una piccola curiosità linguistica che vale la pena di conservare.

Una lezione di lingua italiana arrivata dal calcio

Non è la prima qualità che viene in mente quando si parla di un allenatore, eppure anche il modo di esprimersi racconta qualcosa di una persona. Nel caso di Chivu, quella singola parola rivela attenzione, sensibilità linguistica e il desiderio di utilizzare l’italiano con precisione.

Forse il calcio continuerà a discutere di moduli, risultati e mercato. Ma tra le parole pronunciate da Chivu negli ultimi mesi, una delle più interessanti potrebbe essere proprio quella che quasi nessuno ha notato.