Il calciomercato e il verbo “fare” sbagliato
Quante volte leggiamo frasi come “L’Inter vorrebbe fare X”, “La Juventus vuole fare Y” o “Il Milan farà Z” durante il calciomercato? È un’espressione ormai onnipresente nel giornalismo sportivo italiano, ma questo non la rende meno problematica: “vuole fare / vorrebbe fare” è grammaticalmente scorretto.
Il verbo “fare” viene usato come sostituto universale di verbi precisi come acquistare, tesserare, ingaggiare, chiudere per, producendo un italiano approssimativo che sembra nato più per riempire titoli che per informare correttamente.
Quando l’italiano fa male (davvero)
Lo confesso, quando sento o leggo frasi come “l’Inter vuole fare X” o “il Milan farà Y” mi viene un impulso fisico difficilmente controllabile. Una leggera nausea, seguita dalla tentazione di spegnere la televisione.
Non per tifo, sia chiaro, ma per puro istinto di sopravvivenza linguistica. Perché non è possibile che nel 2026 il calciomercato venga raccontato con un italiano così sciattamente approssimativo, dove il verbo “fare” diventa un passe-partout buono per ogni occasione, anche quando grammaticalmente non sta in piedi. Sì lo so, parliamo di calcio ma non è un buon motivo per fare a pezzi la lingua italiana.
È ancora più frustrante perché questo modo di scrivere è offensivo per tifosi e lettori, che seguono il calcio. È vero: il calcio è popolare, seguito da milioni di persone e raccontato spesso in modo rapido e urlato. Ma proprio per questo rappresenta un’occasione enorme per parlare bene, per usare un italiano corretto e magari insegnare qualcosa, invece di abbassare costantemente l’asticella.
Perché “vuole fare / vorrebbe fare” non è italiano
Il problema non è stilistico, ma grammaticale.
In italiano il verbo “fare” richiede un complemento oggetto compatibile: fare un dolce, fare una passeggiata, fare un lavoro. Non può essere usato come sinonimo generico di qualunque verbo d’azione.
Scrivere “L’Inter vorrebbe fare X” comporta almeno due errori:
- Errore semantico: una persona non è qualcosa che “si fa”. Il giocatore X non è un’azione né un prodotto.
- Errore sintattico: il complemento oggetto non è coerente con il verbo utilizzato.
Il risultato è una frase che non funziona nella struttura dell’italiano, anche se ormai è stata normalizzata dall’uso continuo. È una semplificazione impropria che impoverisce il linguaggio e rende la comunicazione meno precisa.
Qui sta il punto: non è evoluzione della lingua, è sciatteria. Una forma di progressiva perdita di precisione che ricorda da vicino ciò che oggi si definisce enshittification: il peggioramento sistematico di qualcosa che funziona, reso ancora più brutale, nel linguaggio comune, da una vera e propria merdificazione espressiva.
L’invasione degli stranieri: “recompra” e il bello dell’italiano
Non bastava il “vuole fare”. Nel linguaggio del calciomercato si è ormai diffuso anche l’uso disinvolto di termini stranieri, come lo spagnolo “recompra”, per indicare il diritto di riacquisto di un giocatore.
È vero che il calcio è globale, ma questo non giustifica l’abbandono dell’italiano quando esistono soluzioni perfettamente adeguate come “diritto di riacquisto” o “opzione di riacquisto”.
Usare “recompra” non chiarisce nulla: complica soltanto la lettura e costringe il lettore a decifrare un linguaggio ibrido, senza alcun vantaggio informativo. È un’altra scorciatoia, comoda per chi scrive, meno per chi legge.
Il calciomercato come alibi linguistico
Il giornalismo sportivo ha spesso l’alibi della velocità, della diretta, del titolo da sparare in homepage. Ma il calciomercato non è una scusa valida per rinunciare alla correttezza grammaticale.
Frasi come “vuole fare / vorrebbe fare” non sono più semplici: sono sbagliate. E continuare a usarle significa accettare che l’italiano venga trattato come un dettaglio trascurabile.
E non ritorno su risultatista e giochista di cui vi ho già parlato.

Giornalista e marketer, sono esperto di giochi di parole, rebus, enigmistica e cruciverba. Ho lavorato nel tour operating girando il mondo e poi nel digital, presso i più importanti publisher online, come responsabile del desk editoriale. Nutro sempre una passione sconfinata per la geografia e per le parole. La esprimo con i contenuti pubblicati su questo sito, con cui spero di offrire momenti di svago intelligente agli utenti.

